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Mia cara brava gente… mi presento,
son l’amato conduttore di questo gioioso evento.
Son filosofo, cartomante, di donne un gran amante.
Son scrittore ed un filantropo giullare.
Non mento ed ogni dannata mosca sento fiatare…
Sguardo attento ed orecchio teso al mio parlar lento.
Diamo inizio al mio canto, a questa ricorrente danza,
dedetevi, riposate nel mentre, voi gente scalza.
Siam qui riuniti, sotto il Sol splendente,
ad onorar la Signoria qui presente:
Tef, l’asso di picche:
un amante del fuoco che viaggia veloce.
Un achille dal piè lento, ch’affida l’ira
ad utensili d’acciaio, da cui parton cartucce
e morti insensate. Un ulisse tontolone,
con l’uniforme ma senza scarpe.
Odia le donne, il fumo e le consumate carte.
Ling, l’asso di cuori:
giudice infernale d’ogni dipendenza
che l’uom porta alla rovina. Si eccita,
s’emoziona nel veder un mucchio di corpi,
che s’avvinghiano e s’arrendono alla sfrenata passione.
Un cuor rosso simboleggia la sua amata ossessione
nel collezionar oggetti, vizi e persone.
Lee, l’asso di quadri:
un giovin signore viziato. Si nutre d’approvazione.
Non conosce l’errore, della giusta parola è il censore.
Un santo predicatore col vizio del gioco
ed ama lo scherzo se dura poco.
La sua reggia è classica, gotica e cattolica.
Un re sole fannullone che s'accerchia di servitori:
Un csare zuccone in cerca d'onori.
Im l’asso di fiori:
critica il mondo, la fede e tutto quel che conosce.
Rifiuta l’amore, è contrario all’indegna morte
e, come legna per il caminetto, di libri fa le scorte.
Studia non per l’amata conoscenza,
ma per confutare l’umana intelligenza.
Brama il controllo sulla vita della gente
e di nessuna sua scelta si pente.
(Quel pazzo giullare per tutta la piazza s’è messo a strillare.
Cantava, ballava e nessuno osava fiatare. Tra l’una
e l’altra parola, tesseva gli ingranaggi del macabro evento.
Trattenevo le lacrime a stento)
Eccovi uno stolto predicatore.
Per questo linguaggio scortese, mi scuso.
Non eran parole rivolte a sua Santità,
ma ad un chiacchierone, da cui son deluso.
Di beni altrui e gran accumulatore.
Pecca di gola, lussuria e vanità.
Cosa ne farà l’asso di quadri
a colui che derubò, con falsa fede, povere madri,
che dal dolore son volate all’altro mondo prima dei padri.
(Dal trono s’alzo una figura imponente,
di bianco vestito e col volto coperto.
Squadrò quel poveretto con occhi infernali
e di netto gli tagliò le mani.
Una lama, in poco tempo sguainata,
d’un uomo di chiesa s'era macchiata.)
Ed ecco continuiamo a ballare
D'una coppia dovrò cantare
L’uno processa l’altro di corruzione.
Quello incolpa questo d’imprecazione.
Ma nessuno ha fatto ammenda
Han pensato solamente d'accusarsi a vicenda.
Cuori e Picche son i giudici di questa faccenda.
(Due spari alle ginocchia di quella coppia,
affinché non potesse scappare.Tira una e due corde,
nudi e malmessi, a testa in giù son stati messi.)
Ora salirà su questo meraviglioso patibolo
l'uomo più anziano, dalla folla in piazza,
per il suo ultimo e glorioso capitolo.
A voi sembrerà una folle pazzia.
Ma tutto è già deciso… l’anello del fiore
ha espresso questa sentenza: “il cuore
più vecchio di batter deve smettere, avendo celato
a noi fratelli l’intento d’un colpo di stato
e la mia parola è legge… voi siete il mio gregge"
(Conclusa la danza
sorridente, in un'atmosfera senza speranza
il giullare, l'ultima strofa si mette a cantare)
Nessuna colpa rimarrà impunita.
Il tempo scorre e prometto che prima o poi
Madre Fortuna giungerà dinnanzi a voi.
Giusta o no… questa è la Vita.
…
(E la luna al lettore sussurra)
Questo è l’canto del pazzo:
una danza peccatrice.
Ed io son spettatrice…